Sveglia alle 05.16, parto da Cagliari alle 05.50, zzz.
Alle 8.00 circa mi trovo con Sky e Maurizio ad Oliena, poco dopo ci incontriamo con i
ragazzi austriaci.
PREMESSA: Tempo fa Anton, da Vienna, mi chiede informazioni su l'attraversata
Palau - Villasimius, mi manda il profilo altimetrico e la descrizione (molto sommaria)
del tour fatto da uno dei soliti pazzi teteski. Analizzo un po' gli itinerari e scopro
passaggi al limite del possibile, Donanigoro - Scala Surtana, o peggio risalita gola di
Gorropu. Gli ho mandato qualche carta e un po' di indicazioni con la promessa di
accompagnarli per la durissima tappa del Supramonte di Oliena e il vivissimo consiglio
di non passare per Gorropu. Comunque un tipo esperto di mtb, orientering e, soprattutto
cazzuto come la sua compagna di viaggio (mi ha ripetuto il nome 256 volte, ma non me lo
ricordo!!!).
Oliena, ore 9.00, si parte da quota 400 per salire lungo una serie di tornanti in cemento
sino alla località Monte Maccione, circa 700 metri, dove sorge un tipico ristorante nonché
albergo. Proseguiamo su sterrato salendo verso le imponenti falesie dolomitiche del gruppo
montuoso del Monte Corrasi (1463) che incombono sopra di noi, mentre alla nostra destra il
panorama si apre immenso su un paesaggio che appare lontanissimo, manco fossimo su un aereo!
Ricominciano i tornanti sino al bivio segnalato (1000) dove a destra svoltiamo per Daddana.
Il sentiero si restringe e si snoda in un sali scendi molto divertente, mentre davanti a
noi la foresta si chiude trasformando il percorso in un single track spesso impervio e
talvolta impedalabile, ma bello come pochi. Il fondo è sassoso e sconnesso, attraversiamo
pietraie dalla pendenza trasversale scioccante, meglio non guardare giù!
Pochi kilometri e riprendiamo a pedalare su un tratturo dove teniamo sempre la sinistra
scendendo sotto i 900 metri di quota sino ad imbeccare una carrareccia proveniente da
Orgosolo, dal fondo leggermente migliore. Facciamo una breve sosta per bere e mangiare
e Maurizio (come sempre) si lamenta perché ci fermiamo troppo spesso, hehehe! Risaliamo
svoltando a sinistra su un'altra carrareccia proveniente da sud e saliamo verso Scala
s'Arenargiu (1100) lungo una rampa dalla pendenza sempre maggiore e un fondo sempre peggiore.
Attraversiamo una porta di roccia e andiamo a piedi sino ad un tornante dove, pedalando
in un ambiente dolomitico, giungiamo finalmente al valico.
Il panorama è fantastico, da
sud il Monte Novo San Giovanni, poi le cime del Gennargentu e i centri abitati della
Barbagia fanno da corona ad un paesaggio che ci ripaga della fatica fin qui patita.
Dopo la sosta (Maurizio non ha detto nulla) seguiamo un sentiero sulla destra e ci
addentriamo in una primordiale foresta di lecci. E' sicuramente il tratto più bello
del giro. Immensi lecci secolari nascondono un meraviglioso sentiero che si snoda in
un ambiente magico, incantato ed inquietante nel quale ti viene da parlare a voce bassa
e fare il meno rumore possibile. Scorgiamo un piccolo branco di mufloni, pochi secondi e
son già spariti, e un drappello di maialetti grugnanti scappa davanti a noi….. vista la
taglia è facile immaginare i commenti sul loro futuro destino!!!
Sky ci guida con sicurezza lungo un single track che alterna sali scendi a discese mai
ripide, ma ricche di ostacoli e passaggi molto tencnici dove dimostra di avere un gran
manico passando a fuoco dove io preferisco scendere. Maurizio invece se la gherra e con
la sua front fa miracoli di equilibrismo, mi sembra un gatto! Poi si ferma e dice:"questi
sono i sentieri che mi piacciono, pendenza non eccessiva e molti ostacoli".
Attraversiamo un canalone roccioso bici in spalla e ci fermiamo ad un bivio appena visibile.
Chiedo agli amici autroungarici se il percorso è duro e selvaggio come si aspettavano.
Mi rispondono:"yes, great, but more and more wild and difficult" (Siii, grande, ma molto,
molto più selvaggio e duro). Hehe, penso che il tratto più duro deve ancora venire, Sky
lo sa bene e ridiamo insieme. Ma questi autriaci sono incredibili, più soffrono e più
sembrano contenti e felici. Che abbiano antiche origini sarde???
Lasciamo le bici e facciamo poche decine di metri per trovarci di fronte ad uno degli
spettaccoli più incredibili della natura. SU SERCONI, una voragine immensa, 500 metri
di diametro e 200 di profondità, una specie di cratere vulcanico, ma causato da una dolina,
uno sprofondamento dellla superfice montuosa. Il risultato è scioccante e la maestosità
della voragine supera la capacità di campo della nostra vista e delle nostre fotocamere.
Siamo tutti a bocca aperta. Ne approfittiamo per mangiare un panino. Anche Maurizio è
daccordo!!!
L'ultimo tratto del single track diventa fatale per la gomma posteriore di Sky, ebbene
si un bel pizzicone di 1 cm. e il pneumatico si affloscia all'istante senza neanche fare
pssssss!
Ancora pochi metri e sbuchiamo a Campu Donanigoro (850). Nella zona più selvaggia e
irragiungibile del Supramonte, circondata da falesie, gole e promontori rocciosi, si
distende una insolita prateria, un piccolo altopiano di alcuni kmq nel quale pascolano
tranquille le vacche e dove un tempo scorrevano le acque.
Attraversiamo sorpresi tutta
la lunghezza di questo pianoro sino alla parte opposta dove scendiamo bici in spalla su
un tratto di pura e selvaggia roccia. Poco sotto recuperiamo il sentiero che con alcuni
kilometri scoscesi e tormentati ci condurrà sul torrente Badde Dorone (350). Questo è il
tratto più difficile del percorso, tratti di pendenza esagerata, con rocce e sassi
dappertutto consigliano ai meno tecnici (me e gli austriaci) e talvolta anche a Maurizio,
di proseguire a piedi. Sky fa un discorso a parte, protezioni, full suspended e pelo nello
stomaco gli consentono di fare lunghi tratti in sella. E noi ad ammirarlo, Grande!!!
Anche i tratti pedalabili sono molto difficili ed insidiosi, complice anche la stanchezza
che ora si fa sentire e annebbia la mente togliendo concentrazione e lucidità. Ma il
panorama è fantastico, il cuore del Supramonte si distende ai nostri piedi, apre le nostre
menti, riempie i nostri cuori e ci regala tutta l'asprezza e l'orgoglio di questo territorio,
cosi selvaggio, ma cosi capace di regalare emozioni che vanno dritte nell'anima e ci
rimangono per sempre. E qui che sento fortissima la sensazione che stiamo facendo qualcosa
di mitico, sicuramente folle, ma mitico. Un giro straordinario, che puoi fare anche una
sola volta nella vita e ti basta. Pochi accettano di fare escursioni di questo tipo,
troppi tratti a piedi, ma pochi provano sensazioni come queste. Invocate forumendoli,
invocate.
Giungiamo sul Badde Dorone, ma non è finita, una erta di circa 150 m. di dislevello su
un paio (paio alla sarda significa 7 - 8) di tornanti ci porta nei pressi di punta Dorone
(517) il valico da cui vediamo ancora le bianche pareti del Monte Corrasi e dei promontori
vicini. Andiamo avanti e scendiamo su un single track molto bello e divertente, solo in
alcuni tratti impedalabile. La fatica della salita pare abbia spurgato le tossine cerebrali
e scendiamo bene, concentrati e lucidi sino a Doloverre, la gola che si apre ai piedi del
Monte Tiscali, dentro il quale sorge la sede della famosa società di Internet… no scherzo!!!
Dove, dentro una dolina, sorge l'omonimo villaggio nuragico, uno degli ultimi baluardi
dell'indomito popolo sardo. Dopo un'ultima pausa con panino scendiamo lungo il torrente
in secca, alternando tratti pedalati a tratti a piedi sino a sbucare nella bellissima
Valle di Lanaitto che percorriamo per tutta la sua lunghezza per scendere alla sorgente
di Su Golocone, dove ci aspetta la macchina. Dire contento sono poco!
La stanchezza è tanta, ma la gioia lo è ancor di più. L'adrenalina poi è ancora in circolo
e si sente, lo so questa notte dormirò poco, rivedrò più volte tutto il percorso fatto,
punto per punto, emozione dopo emozione. Gran bel giro e, soprattutto, splendida compagnia.
Alla prossima!